Adolescenza e Motivazione
direzione e intensità dello forzo
Impulsi, desideri, bisogni o interessi sono alcuni dei termini che usiamo più frequentemente quando parliamo di motivazione e si riferiscono tutti a stati o processi che avvengono all’interno dell’individuo, ma è bene considerare come interagiscono con fattori esterni e che possono anche essere indotti da essi.
A livello psicologico, la motivazione può essere definita come la direzione e l’intensità dello sforzo, intendendo per direzione la disposizione dell’individuo ad affrontare una situazione determinata, e per intensità dello sforzo la quantità di risorse che è disposto a impiegare per affrontare tale situazione (Weinberg e Gould, 2007).
La motivazione è un’abilità psicologica
La motivazione è un’abilità psicologica e quindi si modifica, nel tempo e nei modi, e non può essere interpretata come un costrutto stabile.
Essere motivati è gratificante e piacevole a livello intrinseco, è una ricompensa che non dipende tanto dal raggiungimento finale degli obiettivi, ma quanto dalla perseveranza nel raggiungerli, e dall’anticipare con ottimismo il risultato finale (Bueno i Torrens, 2022).
Inoltre, gli stessi ormoni coinvolti nella motivazione e nel piacere che genera stimolano anche sentimenti di ottimismo.
In altre parole, motivazione e ottimismo si alimentano a vicenda all’interno del cervello, poiché lo stesso insieme di neurotrasmettitori interviene in questi processi mentali.
Per questo motivo, le persone motivate tendono ad essere più ottimiste e le persone ottimiste tendono ad essere più facilmente motivate: se l’obiettivo biologico della motivazione richiede di affrontare bisogni e sfide, e il fatto di affrontarle ci permette di superarle, questo percorso viene vissuto, in anticipo, con ottimismo.
In relazione alle necessità e agli interessi degli adolescenti, un ruolo importante viene giocato dai “benefici” e dai “costi” che si devono soddisfare per raggiungere gli obiettivi.
Lo sforzo, quando chi lo fa lo percepisce come prezioso (cioè quando porta qualcosa di positivo dal punto di vista soggettivo), attiva il nucleo accumbens, l’area del cervello che è correlata alle sensazioni di ricompensa.
Nel decidere se vale la pena fare un determinato sforzo, il cervello calcola i costi e i benefici che può fornire e quell’equilibrio gioca un ruolo cruciale nella decisione finale (Bueno i Torrens, 2022).
Le esperienze precedenti, quindi, sono fondamentali, poiché costituiscono la banca dati che il cervello utilizza per stabilire questo equilibrio.
Riuscire nello sforzo
Un’adolescente che semplicemente prova ancora, ancora e ancora, senza analizzare cosa potrebbe non riuscire nel suo sforzo, è molto probabile che non raggiunga il suo obiettivo e finisca per arrendersi.
In molte occasioni, sforzarsi di più non è sufficiente, si tratta di modificare il modo in cui ci si sforza, cambiando la strategia alla luce dei risultati e dei tentativi precedenti.
Molte volte non si tratta nemmeno di sforzarsi di più, si tratta solo di provare in modo diverso.
Per questo è fondamentale agire su due fronti: aiutare gli adolescenti a migliorare le proprie strategie di apprendimento e misurare adeguatamente la difficoltà dei compiti loro affidati.
Adeguare la difficoltà dei compiti sarà quindi essenziale per raggiungere un equilibrio in cui lo sforzo permetta il successo.
Per coltivare un atteggiamento resiliente gli adolescenti devono vivere con relativa frequenza il rapporto tra sforzo e successo.
Per costruire la resilienza, gli adolescenti hanno bisogno di esperienze di successo che li aiutino a collegare lo sforzo al successo, ma hanno anche bisogno di esperienze di fallimento che consentano loro di mettere in pratica le competenze che la resilienza comporta.
Infatti, sovraproteggere gli adolescenti, evitando ogni possibile situazione di fallimento o frustrazione, così come non permettere loro di affrontare difficoltà, si traduce in futuri adulti poco resiliente, incapace di gestire la frustrazione e persistere di fronte alle avversità (Swanson e coll., 2011).
In conclusione, gli adolescenti hanno bisogno di sfide per stimolare sé stessi, ma devono vederle come qualcosa di accessibile: solo così saranno in grado di impegnarsi e perseverare, oltre a mantenere la direzione verso l’obiettivo.
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Bibliografia
Bueno i Torrens, D. (2022). El cerebro del adolescente. Descubre cómo funciona para entenderlos y acompañarlos. Barcelona: Grijalbo Mondadori.
Swanson, J., Valiente, C., Lemery-Chalfant, K., e O’Brien, T. C. (2011). Predicting early adolescents’ academic achievement, social competence, and physical health from parenting, ego resilience, and engagement coping. Journal of Early Adolescence, 31(4).
Weinberg, R. S., e Gould, D. (2007). Foundations of sport and exercise psychology (4th ed.). Champaing (IL): Human Kinetics.
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