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PSICOLOGIA DELL’ ALLENAMENTO

L’allenamento sportivo è molto di più di uno spazio all’interno del quale si sviluppano le abilità sportive.

Vittori (2014) definisce l’allenamento sportivo come un processo pedagogico complesso che si concretizza nell’organizzazione dell’esercizio fisico ripetuto in qualità, quantità ed intensità tali da produrre carichi progressivamente crescenti in una continua variazione dei loro contenuti per stimolare i processi fisiologici di super-compensazione dell’organismo.

L’obiettivo dell’allenamento è di migliorare le capacità fisiche, psichiche, tecniche e tattiche dell’atleta, al fine di esaltarne e consolidarne il rendimento in gara.

Questa definizione pone al centro delle riflessioni che riguardano il “processo allenante” la persona nella sua completezza e complessità, e tiene in considerazione tutte le variabili che possono intervenire nel percorso agonistico di un atleta e condizionarne il rendimento prestativo.

L’allenamento non determina solo le capacità degli atleti, ma sancisce il ruolo dell’allenatore, chiamato a pianificarlo, renderlo interessante e valutarlo.

L’obiettivo dell’allenamento consiste nel ampliare le risorse dell’atleta, e facilitare che queste vengano trasferite al meglio nel contesto competitivo.

In una parola, l’allenamento ha il compito di formare giocatori competenti.

La competenza si definisce come una dimensione della persona che, di fronte a situazioni e problemi, mette in gioco ciò che sa e ciò che sa fare, ciò che lo appassiona e ciò che vuole realizzare.

L’allenamento deve fare in modo che le giovani generazioni sviluppino competenze, intese come “combinazione di conoscenze, abilità e atteggiamenti appropriati al contesto” (Barrero, 2019).

L’atleta deve imparare in modo significativo, autonomo e responsabile a collaborare, ad affrontare e risolvere problemi insieme, a mettere in gioco le risorse di cui dispone.

Un atleta competente sa adattare il proprio bagaglio tecnico alla situazione di gioco, ricerca la soluzione e non rimane in attesa delle istruzioni, in una parola è competitivo, da non confondere con l’accezione legata all’aggressività o alla voglia di vincere ad ogni costo.

Secondo lo psicologo spagnolo Buceta (1998), l’allenamento è caratterizzato da una serie di fasi, suddivise in fasi permanenti e fasi transitorie.

 

Le fasi permanenti dell’allenamento sono quelle che si devono obbligatoriamente sviluppare nel percorso dell’allenamento:

  • La pianificazione dell’allenamento.
  • La partecipazione alle sedute di allenamento e alle attività complementari.
  • La valutazione dell’allenamento.

 

Le fasi transitorie si sviluppano in funzione del periodo competitivo, del dominio di particolari comportamenti da parte degli atleti, o del tempo a disposizione dell’allenatore.

Tra queste si possono individuare:

  • L’apprendimento di abilità e comportamenti rilevanti.
  • Le prove ripetute nell’insegnamento di abilità e comportamenti rilevanti.
  • L’esposizione alle condizioni della competizione.
  • La preparazione specifica alla gara.

 

Di seguito viene proposta un’analisi dettagliata delle varie fasi, partendo dalle fasi permanenti dell’allenamento.

L’obiettivo è far comprendere l’importanza della psicologia all’interno di questo lungo e tortuoso percorso che è l’allenamento, considerando le variabili che intervengono e come possono essere utilizzate dallo staff tecnico.

 

La Pianificazione

L’obiettivo della pianificazione consiste nel decidere e organizzare il lavoro da svolgere, un compito che richiede tempo, capacità e osservazione, perché un allenatore che non pianifica è destinato a fallire.

Dal punto di vista psicologico, la pianificazione è caratterizzata da una serie di fasi che devono essere tenute in considerazione. Una pianificazione adeguata richiede un’attenzione specifica verso tutte le quattro fasi:

  • Definire gli obiettivi.
  • Considerare i contenuti dell’allenamento.
  • Adattare il piano di lavoro al tempo a disposizione.
  • Considerare le possibili difficoltà e cambiare la pianificazione.

 

La partecipazione alle sedute di allenamento sportivo e alle attività complementari

La partecipazione alle sedute di allenamento e alle attività complementari è definibile come il grado di applicazione degli atleti alle esercitazioni e alle attività che caratterizzano l’allenamento, includendo una serie di comportamenti, tra i quali:

  • La presenza e la puntualità.
  • La realizzazione dei compiti richiesti.
  • Il contributo offerto attraverso sforzi fisici e mentali.

 

La valutazione

Per valutazione s’intende un processo organizzato, che sulla base dei fattori componenti la prestazione, tende a individuare i livelli individuali di partenza, il decorso dell’apprendimento mediante il controllo del programma, i risultati finali (Buceta, 1998).

Consiste, quindi, nel controllare “in itinere” la validità dell’organizzazione didattica e di fornire considerazioni e giudizi in base ai risultati conseguiti.

Seguendo il modello proposto dallo psicologo spagnolo Buceta (1998), l’allenamento è composto anche da una serie di fasi transitorie. Ogni fase è caratterizzata da strategie psicologiche che devono essere conosciute e applicate allo scopo di migliorare il rendimento degli atleti e far sì che il suddetto miglioramento si manifesti durante le gare.

 

L’apprendimento di abilità e comportamenti funzionali

Apprendimento significa acquisire nuove abilità, perfezionare quelle esistenti ed eliminare i comportamenti disfunzionali. Non vi è apprendimento senza l’utilizzo dei processi cognitivi, e quindi l’allenatore è chiamato ad allenare anche la testa del proprio atleta, sia dal punto di vista cognitivo che emotivo.

I problemi legati all’apprendimento di nuove abilità, al perfezionamento delle caratteristiche esistenti e all’eliminazione dei comportamenti non funzionali al gioco, dipendono in larga misura dalle capacità dell’atleta di assimilare il contenuto e/o il cambio che si richiede.

 

L’apprendimento per prove ripetute

In molte occasioni, l’allenamento sportivo non fa sì che gli atleti apprendano nuove abilità o nuove soluzioni tattiche, ma che ripetano, più e più volte, i comportamenti che già conoscono.

Il punto non è se fare o non fare le ripetizioni, è che le prove ripetute spesso possono abbassare la partecipazione degli atleti alla seduta, facendo diventare monotono qualcosa che deve essere piacevole.

Per trasformare la ripetizione in uno strumento di apprendimento utile, necessario e attraente, l’allenatore è chiamato a utilizzare alcune strategie psicologiche, sia per facilitare l’assimilazione del contenuto che per rendere il momento dell’allenamento altamente stimolante.

 

L’esposizione alle condizioni della competizione

L’apprendimento delle abilità tecniche e tattiche è un elemento essenziale, però non sufficiente, per ottimizzare il rendimento degli atleti durante la competizione.

Non è infrequente, infatti, trovare nel proprio percorso di allenatori i classici “giocatori da allenamento”, vale a dire quegli atleti che si allenano al massimo, partecipano attivamente agli allenamenti e sembrano aver imparato tutti i contenuti che l’allenatore ha proposto attraverso la sua programmazione.

Il problema per questi atleti inizia il giorno della gara, mostrandosi incapaci di trasferire sul campo tutto quello di buono che sono capaci di fare in allenamento.

La competizione, infatti, è caratterizzata da una serie di condizioni stressanti per l’atleta, ed è doveroso conoscerle e tenerle in considerazione.

Vogliamo “atleti da allenamento” che siano anche pronti alla competizione.

 

La preparazione specifica alla gara

La preparazione specifica della gara è un momento di grande apprendimento per i giocatori e deve essere impostata quando ci si trova in prossimità dell’evento competitivo.

Il contenuto della preparazione alla gara è da considerarsi come la tappa finale del processo di apprendimento, e consiste nel selezionare le strategie mettere a punto le risorse appropriate affinché il giocatore sia capace di soddisfare le richieste della competizione.

 

Bibliografia

Barrero, A. (2019). El proceso de enseñanza-aprendizaje. Sevilla: Wanceulen Editorial.

Buceta, J. (1998). Psicología del entrenamiento deportivo. Madrid: Dykinson.

Vittori, C. (2014). Nervi e cuore saldi. L’allenamento del velocista nelle sue componenti motivazionali e biologiche. Perugia: Calzetti & Mariucci.

 

Proviamo ad approfondire l’argomento:

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