Adolescenza e Presa di Decisione
adolescenza e presa di decisione
Prendere una decisione in mezzo a varie possibilità che danno luogo a rischi, perdite, guadagni e incertezze non è una questione semplice. In questo processo, il soggetto deve verificare la situazione considerando le alternative costituite da diversi elementi, inclusa l’analisi di quanto costerà questa decisione, quali benefici avrà, e quali saranno le conseguenze in termini di lungo, medio e breve termine.
L’assunzione di rischi non si riferisce a un insieme ben definito di azioni e non è necessariamente illegale o pericolosa, mentre correre un rischio significa intraprendere un’azione il cui risultato è incerto e le potenziali conseguenze possono essere sia positive che negative.
Ciranka e van den Bos (2021) distinguono almeno due tipologie di assunzione di rischio a seconda della loro natura e delle differenze nei meccanismi motivazionali sottostanti: assunzione di rischi reattiva e ragionata.
Il rischio reattivo spiega che l’adolescente mette in atto un comportamento a rischio sulla base della combinazione tra scarsa inibizione della risposta e maggiore sensibilità alla ricompensa (Steinberg, 2007).
Secondo diversi schemi di assunzione del rischio da parte degli adolescenti, questa discrepanza è dovuta a squilibrio specifico dell’adolescente tra i sistemi neurali che supportano il controllo cognitivo e quelli che supportano l’elaborazione della ricompensa (Shulman e coll., 2016).
Il rischio ragionato è strategico, pianificato con largo anticipo e si basa sull’aumento della capacità di controllo cognitivo in combinazione con una maggiore spinta verso la ricerca di sensazioni.
L’approccio ecologico sostiene che i sistemi cognitivi e motivazionali siano modellati per trarre vantaggio dall’ambiente esterno: per comprendere il comportamento, è necessario comprendere l’ambiente in cui si verifica.
Come sostengono Ciranka e van den Bos (2021), il ruolo dell’apprendimento e dell’esperienza in questo processo è fondamentale, dato che l’esplorazione e l’adattamento a un ambiente incerto stesso possono dare origine a comportamenti a rischio.
Pertanto, il processo decisionale tra gli adolescenti è una questione complessa che, oltre ai fattori biologici, è direttamente correlata a elementi sociali e psicologici, dipende dalla maturità evolutiva, ma può essere compromessa se le situazioni stressanti sono stimoli costanti nella vita degli adolescenti (Loureiro, 2020).
Varie strategie di studio sviluppate dalle neuroscienze consentono di considerare alcune aree cerebrali coinvolte in questo processo, tra cui la corteccia prefrontale, che come già illustrato precedentemente è in costante sviluppo, e le strutture sottocorticali, come l’amigdala e i gangli della base.
Steinberg (2010) ipotizza che l’assunzione di rischi da parte degli adolescenti sia stimolata da un rapido e aumento dell’attività dopaminergica all’interno del sistema socio-emotivo intorno al periodo della pubertà, che si presume porti ad un aumento della ricerca di ricompensa. Tuttavia, questo aumento nella ricerca della ricompensa precede la maturazione strutturale del sistema di controllo cognitivo e le sue connessioni con le aree del sistema socio-emotivo, un processo di maturazione che è graduale, si svolge nel corso dell’adolescenza e consente un’autoregolazione e un controllo degli impulsi più avanzati.
Il divario temporale tra l’attivazione del sistema socio-emotivo, che ha uno sviluppo precoce dell’adolescenza, e la piena maturazione del sistema di controllo cognitivo, che avviene più tardi, crea un periodo di maggiore vulnerabilità all’assunzione di rischi durante l’adolescenza (Steinberg, 2010).
Paus (2005) sottolinea che, come conseguenza della potatura sinaptica e della continua mielinizzazione delle regioni cerebrali prefrontali, nel corso dell’adolescenza si verificano miglioramenti in molti aspetti delle funzioni esecutive.
La maggior connettività tra le regioni associate ai sistemi di controllo cognitivo e socio-emotivo faciliterebbe l’utilizzo delle funzioni esecutive come l’inibizione della risposta, la pianificazione anticipata, la valutazione dei rischi e dei benefici e la considerazione simultanea delle fonti di informazione.
In questo contesto, il pensiero ha il potere di influenzare il comportamento, poiché le associazioni neurali attraversano un processo di apprendimento direttamente collegato ai circuiti neurali. Ciò che è nella mente umana è conoscenza individuale, cioè appartiene al soggetto stesso, quindi solo lui, che pensa all’interno del suo mondo singolare, è proprietario delle sue decisioni. Pertanto, ogni scelta che il soggetto fa è direttamente correlata al peso della sua responsabilità: per prendere una decisione consapevole, è necessario avere conoscenza di sé.
Damasio (1999) sottolinea che la presa di decisione è guidata dalle emozioni, che aiutano l’adolescente a valutare le alternative, a prevedere e formulare giudizi, e pianificare le azioni, processi che non potrebbero essere portati avanti senza una carica emotiva.
Il marcatore somatico, proposto da Damasio (1999), è indicato come un cambiamento fisiologico manifesto a livello corporeo che riflette uno stato emotivo (somatizzazione) e può influenzare direttamente il processo decisionale.
Questa risposta emotiva è data dall’esperienza o dall’apprendimento risultante da situazioni precedenti e/o simili, ed è molto utile nel processo decisionale, poiché lo facilita e lo velocizza.
Il processo decisionale è legato agli aspetti biologici, sociali e psicologici, viste le innumerevoli connessioni tra la corteccia prefrontale e il sistema limbico.
In questo senso le neuroscienze forniscono un contributo importante per spiegare come avviene questo processo, come il cervello cambia in risposta agli stimoli ambientali e influenza il processo stesso di conoscenza e di apprendimento.
Considerando una prospettiva neurobiologica, il processo decisionale risulta da passaggi che differiscono nella rappresentazione o identificazione delle opzioni che emergono nello scenario, nella valutazione dei possibili rischi e guadagni e perdite, nonché nel tempo stimato. Tuttavia, tutte le fasi sono influenzate sia dall’ambiente che dall’individuo stesso.
Nel contesto generale, le situazioni sociali suscitano incertezza, poiché la possibilità che qualcosa accada non può essere prevista, considerata la complessità dei fattori associati alla sua origine.
La ricerca del piacere immediato, cioè avere una ricompensa senza considerare le diverse situazioni, può essere un elemento presente nella vita degli adolescenti che li porta a prendere decisioni che li pongono in una situazione di vulnerabilità, come, ad esempio, l’uso di sostanze psicoattive e comportamenti a rischio.
Pertanto, il processo decisionale tra gli adolescenti è una questione complessa che, oltre ai fattori biologici, è direttamente correlata a elementi sociali e psicologici, dipende dalla maturità evolutiva, ma può essere compromessa se le situazioni stressanti sono stimoli costanti nella vita degli adolescenti.
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Bibliografia
Ciranka, S., van den Bos, W. (2021). Adolescent risk-taking in the context of exploration and social influence. Developmental Review, 61.
Loureiro, R. (2020). Tomada de decisão em adolescentes: um constructo multifacetado.
Journal of Human Growth and Development. Volume 30, n°2.
Paus, T. (2005). Mapping brain maturation and cognitive development during adolescence. Trends in Cognitive Sciences, 9.
Shulman, E. P., Smith, A. R., Silva, K., Icenogle, G., Duell, N., Chein, J., Steinberg, L. (2016). The dual systems model: Review, reappraisal, and reaffirmation. Developmental Cognitive Neuroscience, 17,
Steinberg, L. (2010). A Dual Systems Model of Adolescent Risk-Taking. Developmental Psychobiology, 52.
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