Adolescenza e Controllo Emotivo

30 Apr, 26Psicologia Adolescenza

adolescenza e controllo emotivo

Il controllo emotivo è probabilmente il fenomeno psicologico di cui parliamo più spesso nelle nostre conversazioni quotidiane.

Parliamo continuamente di come ci sentiamo e di come si sentono gli altri, descriviamo in dettaglio le nostre reazioni affettive a ciò che ci accade, buono o cattivo, usuale o inaspettato, e in molte occasioni ci appelliamo a sentimenti ed emozioni per spiegare perché agiamo diversamente, in un modo o nell’altro.
La capacità di regolare le emozioni matura con l’età e non viene raggiunta fino all’età adulta.
In chiave educativa, nonostante la capacità di regolare le emozioni maturi con l’età, ciò non implica che attraverso interventi pedagogici questo processo non possa essere favorito, per aiutarlo a rafforzarlo.
Farebbe parte della cosiddetta educazione emotiva, che comporta, in modo molto semplificato, il riconoscimento delle proprie emozioni, la riflessione su di esse e la ricerca di modi per gestirle che reindirizzano i comportamenti impulsivi, riconoscendo che inizialmente questi sono inevitabili come le emozioni stessi, ma possono essere modulati dall’esperienza.

controllo emotivo
Il controllo emotivo gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo degli adolescenti per questa ragione è necessario conoscere i processi che lo determinano e le strategie per poterlo allenare.
Emozione, attivazione, ansia e stress sono concetti che sono molto relazionati tra loro.
Troppo spesso, sebbene si riconosca che abbiano dei significati differenti, sono usati uno al posto dell’alto, e ciò genera dei notevoli problemi interpretativi.
Le quattro componenti del controllo emotivo, che sono in costante interazione tra loro, sono sintetizzate di seguito.
controllo emotivo

Emozioni

Le emozioni sono intese come esperienze che producono sentimenti o affetti (“mi sento felice”), presentano delle modificazioni fisiologiche in risposta a determinati stimoli (un aumento del battito cardiaco, per esempio), sono dotate di correlati cognitivi (come valutazione degli stimoli esterni) ed hanno, infine, dei risvolti sul piano comportamentale (Balconi, 2004).
Quando si parla di emozioni di base, la paura, la rabbia e la sorpresa sono solitamente chiamate in causa, oltre all’avversione o al disgusto, alla tristezza e alla gioia.
La gioia è un’emozione di base che trasmette fiducia verso gli altri e verso sé stessi, che non solo promuove e facilita ogni tipo di dialogo ma anche la capacità di responsabilizzazione.
Una persona che ha fiducia in sé stessa si sente più in grado di organizzare e gestire la propria vita.
Per questo, è molto importante non abusare della rabbia e dei rimproveri con gli adolescenti.
La rabbia, infatti, può stimolare ulteriormente l’impulsività.
Per Bueno i Torrens (2021) le emozioni sono modelli di comportamento preconsci che si attivano impulsivamente in qualsiasi situazione che richieda una risposta rapida e immediata. In generale, le emozioni sono sensazioni o stati soggettivi temporanei che variano per tipologia e per intensità.

controllo emotivo adolescente

Attivazione

L’attivazione è difficile da definire, anche se generalmente è interpretata come una condizione di energia e di prontezza generalizzata, in un continuum che va dal sonno profondo alla massima eccitazione. Tale meccanismo rende capace l’atleta di percepire, analizzare e rispondere efficacemente agli stimoli esterni o interni, e quindi è definibile come eccitazione psicofisiologica per mettere in pratica un comportamento, in stretta relazione con la sua intensità (Gould e Krane, 1992).
L’attivazione è l’espressione dell’interazione mente-corpo, di come s’influenzano reciprocamente, e la sua conoscenza diviene fondamentale per riconoscere i processi psicologici e fisici che caratterizzano l’attività mentale.
Il livello di attivazione ottimale, quindi, è diverso da adolescente ad adolescente e varia in funzione dei compiti che deve svolgere in quel determinato momento.
L’attivazione non è, quindi, positiva o negativa, ma dipende dall’interpretazione che il giocatore ha della situazione, essendo questa altamente specifica.
Ogni adolescente deve, infatti, riconoscere il suo livello ottimale di attivazione per svolgere i compiti in maniera proattiva, autoregolandosi e ricercando le condizioni che lo fanno rendere al meglio.

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Ansia

L’ansia è uno stato emozionale che si manifesta come risposta momentanea in reazione a una situazione e può durare indicativamente alcuni secondi o minuti, ed è diversa dallo stato d’animo che invece può perdurare nel tempo.

Weinberg e Gould (2007) propongono una definizione multidimensionale dell’ansia, intesa come uno stato emotivo negativo, caratterizzato da sensazioni di nervosismo, preoccupazione e timore, relazionate all’aumento dell’attivazione dell’organismo.
Perciò, l’ansia ha una componente di pensiero (la preoccupazione e il timore) che viene definita ansia cognitiva, e una componente somatica, che costituisce il grado di attivazione mentale percepita.
Gli stessi autori definiscono anche l’ansia in funzione dei tratti di personalità che lo caratterizzano.

L’ansia di stato

è una reazione emozionale caratterizzata da sensazioni soggettive di apprensione e tensione, relazionata ai cambi e agli avvenimenti che si succedono durante l’attività scolastica, sportiva o in momenti di condivisione sociale.

L’ansia di tratto

invece, è una parte costituente della personalità del giovane, una tendenza o predisposizione comportamentale acquisita che influisce sulla prestazione e predispone un adolescente a percepire come minacciose determinate situazioni, che possono però non esserlo da un punto di vista psicologico o fisico.

ansia di tratto

Stress

Psicologicamente, lo stress è uno stato di tensione acuta che il corpo manifesta quando deve reagire a una situazione che percepisce come una minaccia (Bueno i Torrens, 2019).
Va detto che lo stress di per sé non è dannoso, ma è cruciale per la sopravvivenza individuale: di fronte a una possibile minaccia, qualunque sia la sua tipologia (fisica o psicologica, sociale o ambientale, reale o immaginaria) è necessario che il corpo e la mente rispondano rapidamente e con la massima precisione possibile (Bueno i Torrens, 2019).
Lazarus e Folkman (1984) sostengono che lo stress è il risultato dell’interazione del soggetto con l’ambiente, ed è considerato come una componente ordinaria del vivere quotidiano: se le risorse della persona e le richieste ambientali si bilanciano si verifica una situazione non stressante, mentre se le richieste ambientali sono di gran lunga inferiori alle risorse dell’individuo, invece, il soggetto può percepire una mancanza di coinvolgimento nella situazione e conseguente noia.
Gli autori propongo un modello in cui lo stress viene interpretato come un processo.

stress

Bibliografia

Balconi, M. (2004). Neuropsicologia delle emozioni. Roma: Carrocci Editore.

Bueno i Torrens, D. (2021). La neurociencia como fundamento de la educación emocional. Revista Internacional de Educación Emocional y Bienestar.

Bueno i Torrens, D. (2019). Neurociencia para educadores. Barcelona: Editorial Octaedro.

Gould, D., Krane, V. (1992). The arousal-athletic performance relationship: current status and future directions. In Advances in Sport Psychology. Horn, T. S. (ed.). Champaing (IL): Human Kinetics.

Lazarus, R. S., Folkman, S. (1984). Coping and the adaptation. In The handbook of behavioral medicine. Gentry, W. D. (ed.). New York: Guilford.

Weinberg, R. S., e Gould, D. (2007). Foundations of sport and exercise psychology (4th ed.). Champaing (IL): Human Kinetics.

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Dott. Andrea Menozzi Psicologo dello Sport

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